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Archivio Agosto 2004

Polenta e osei in salsa tricolore

31 Agosto 2004 2 commenti


Le “regioni selvaggie” si apprestano a servire alla grande tavolata della abbuffata venatoria un bel piatto di polenta e osei “pre-cacciati” in onore della banda dei cacciatori italiani, ancorchè in epocale diminuzione, ma asseverati con opportune misure di protezione & agevolazione. Ecco gli ingredienti per tavole da 4 persone: 16 uccellini spennati senza togliere le interiora e leggermente fiammeggiati, asportando le zampe e gli occhi; le Marche, capofila delle regioni ammazza-uccelli con 14 specie in pre-apertura ci mettono un bel Frullino; l’Umbria, macabra medaglia d’argento con 12 specie, ci offre una Marzaiola; Basilicata e Molise si dividono la medaglia di bronzo con 11 specie: la prima ci offre una Pernice rossa ed il secondo una Starna; un Combattente dalla Puglia che pre-apre 9 specie; una bella Allodola dall’Abruzzo, 7 specie, a pari merito con Emilia-Romagna da dove arriva un Germano reale immaturo; poi tre regioni con 6 specie: Calabria con Cornacchia grigia, Veneto con Merlo e Toscana con Alzavola; quindi Piemonte e Lazio con 5 specie, che ci offrono Gazza e Ghiandaia; Lombardia e Sicilia con 4 specie mettono rispettivamente una Cornacchia nera ed un Colombaccio; la Campania ci lesina una delle due specie che ha consentito, e cioè una Quaglia, mentre la Sardegna vuole che si spari (bontà sua) solo alla Tortora e ce ne offre una. Gli altri ingredienti: 16 fettine di lardo; 16 foglioline di salvia; 70 grammi di burro; 2 litri di acqua; 500 grammi di farina gialla; sale. Spiumate gli uccellini, fiammegiateli e infilzateli negli appositi stecchini di legno, alternandoli con una fettina di lardo ed una foglia pulita di salvia. Continuate in questo modo fino ad esaurimento ingredienti. In una pentola scaldate l’acqua; appena arriva ad ebollizione, versatevi la farina gialla, poca alla volta e sempre mescolando con il bastone di legno per almeno un’ora. Non dimenticate, mentre fate questo, che Frullino, Pernice rossa, Tortora, Quaglia, Starna, Allodola e Marzaiola sono in grave diminuzione nel nostro paese. E non dimenticate nemmeno che al contrario delle “Regioni selvaggie”, Liguria, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia hanno deciso di non effettuare aperture anticipate: forse perchè queste regioni sono consapevoli del grave rischio che corrono le specie selvatiche in Italia ? O forse perchè non sono stati abbastanza forti i cacciatori per obbligarle a farsi imbandire la tavola ?

Riferimenti: Visita il sito ufficiale della "Polenta & Osei"

Usignolo maggiore nel Delta veneto

31 Agosto 2004 2 commenti


Il primo Usignolo maggiore per la provincia di Rovigo è stato catturato da Simone Tenan il 30 agosto 2004 nella stazione ornitologica dell’oasi di Ca’ Mello, classificata come Prisco (sito a sforzo costante). In precedenza, nelle aree del Parco del Delta del Po, ne erano stati segnalati 1 a Campotto nel 1981 e tre diversi all’Ortazzo nell’agosto del 2000. Stante la difficoltà di osservarlo in natura, e visto che la quasi totalità delle osservazioni derivano da catture presso stazioni di inanellamento a scopo scientifico, l’Usignolo maggiore potrebbe essere regolare come migratore, anche se scarso, nelle regioni alto-adriatiche in agosto-settembre.
Riferimenti: Birding Italy sito ufficiale

Poiana codabianca (Buteo rufinus) nel Delta del Po

26 Agosto 2004 2 commenti


Segnalata per la prima volta da Aldo Tonelli e Fabio Piccolo il 24 agosto 2004, rivista il giorno successivo da Aldo Tonelli e Stefano Bottazzo, una Poiana codabianca (Buteo rufinus) è presente tra le località di Paltanara e la pineta di Cassella, presso la Sacca di Scardovari (Delta del Po -Rovigo). Foto realizzata il 26 agosto. Le presenze della Poiana codabiaca si fanno via via più frequenti nel Delta, con un individuo che ha estivato anche nel 2003. Nell’Europa orientale la specie è in espansione verso ovest e verso nord.
Riferimenti: Birding Italy Official Website

Israele: morte 300 Cicogne avvelenate dopo essersi posate su laghetto tossico

26 Agosto 2004 2 commenti


Almeno 300 Cicogne bianche sono morte e 30 sono attualmente in cura per aver sostato e bevuto in una vasca per la raccolta di rifiuti chimici. Il fatto è avvenuto presso un impianto per la produzione di fosfato, situato 25 km a sud della città di Dimona nel desero del Negev, Israele meridionale, perchè la vasca non è stata coperta come avviene di solito durante la migrazione degli uccelli. Gli addetti all’impianto della Rotem si sono giustificati adducendo un forte anticipo della migrazione. L’impianto si trova lunga la rotta migratoria che dall’Europa orientale porta le Cicogne a svernare in Africa ed ogni vasca o bacino nel deserto del Negev esercita una forte attrazione sugli uccelli in migrazione. Le Cicogne recuperate sono state fatte pervenire al Centro Zoologico di Ramat Gan vicino a Tel Aviv.
Riferimenti: Birding Italy sito ufficiale

Italo-Americani infuriati con De Niro Spielberg e Berlusconi

25 Agosto 2004 Commenti chiusi


Le organizzazioni degli Italo-Americani sono infuriate con Spielberg per aver realizzato, ispirandosi ai ruoli ?mafiosi? che riescono tanto bene a Robert De Niro, il cartone animato ?per ragazzi? Shark Tale; non hanno mai perdonato a Robert De Niro di essersene sempre infischiato delle loro problematiche, ed anzi di averli gravemente danneggiati calandosi sempre molto concretamente nel ruolo di ?italiano mafioso?; infine sono arrabbiati con Berlusconi che vuole dare la cittadinanza onoraria a De Niro in occasione della presentazione del film a Venezia. Intanto il cartone è stato allegramente presentato in Rai, censurando le istanze degli Italo-Americani: il pesce mafioso ha, chiaramente, l?accento siciliano?

Riferimenti: Leggi il ?Dossier Shark Tale?

Capannoli (Pi), sabato 28/8 manifestazione pro-uccelli

24 Agosto 2004 Commenti chiusi


Sabato 28 agosto 2004 tutti a Capannoli (Pisa) per protestare contro il Campionato Italiano Uccelli Canori, evento di rilevanza nazionale, organizzata dalla FIMOV (Federazione Italiana Mostre Ornitologiche Venatorie). La FIMOV è una federazione di associazioni dedite all’organizzazione ed al sostegno delle fiere degli uccelli, tradizionalmente punto di incontro tra allevatori di uccelli in gabbia, appassionati ed esponenti del mondo venatorio. Giova ricordare che negli ultimi 35 anni, nel mondo degli appassionati degli uccelli in gabbia, si sono alternati periodi difficili e stagioni di rilancio. Ultimamente il comparto delle fiere degli uccelli sembra stia vivendo un grosso successo. Prova ne è l’organizzazione di sempre nuove fiere degli uccelli. Dal calendario FIMOV si apprende che in Italia, quest’anno, sono state organizzate ben 148, tra fiere degli uccelli e concorsi canori, localizzate soprattutto in Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Toscana, da marzo ad ottobre, con un exploit ad agosto e settembre. Nei piani della FIMOV ci sono prossime aperture di fiere anche in Piemonte, Lazio, Marche. Sconcerta leggere, nel sito della FIMOV ( http://www.fimov.it ) passaggi come il seguente: “Bisognava organizzarsi e trovare dei referenti politici vicini alla passione ornitologica che ci aiutassero attraverso l’ emanazione di previste leggi Regionali, attraverso le quali venisse consentito la detenzione, l’ allevamento e quindi l’esposizione di quelle specie di uccelli che leggi dello Stato come la 968 prima e la 157 dopo vietavano”. Da un sondaggio fatto realizzare, si presume, dalla stessa FIMOV, nel 1998, si legge che oltre 2.400.000 persone hanno pagato il biglietto per visitare le fiere degli uccelli o i concorsi canori. Questa notevole affluenza di pubblico da’ un’idea dell’incredibile giro d’affari che ruota attorno alle manifestazioni con uccelli rinchiusi in gabbia. Senza contare il commercio di animali da cortile, le gare cinofile e le mostre del bastardino, magari collegate. Come pure il settore delle strutture e degli accessori per esposizioni e quello dei mangimi per animali traggono incalcolabili profitti sulla pelle, o meglio, sulle libertà negate agli uccelli, soprattutto esotici. Pappagalli e canarini sono le specie piu’ rappresentate. Poi vengono gli uccelli canori: i tordi sasselli, i tordi bottacci, le allodole, i colombacci, i merli. Visitare le fiere degli uccelli fa stringere il cuore: decine e decine, per le fiere piu’ piccole, ma centinaia e centinaia per quelle piu’ grandi, di metri di gabbiette anguste, talvolta esposte al sole, con i loro piccoli prigionieri, impossibilitati a volare via. Obbligati a farsi vedere, ammirare, desiderare, da un pubblico che ignora totalmente il diritto di quei piccoli esseri viventi a vivere liberi. La detenzione di uccelli in gabbia è giustificata in nome di una tradizione, che affonda le radici in epoche lontane. E che oggi è necessario smantellare. Le gabbie sono il simbolo tangibile dell’oppressione e dello sfruttamento. Tra gli “addetti ai lavori” si nascondono soggetti prima di tutto interessati a lucrare sulla libertà dei piu’ deboli tra i deboli, gli animali. E sono disposti a tutto per trasmettere alle nuove generazioni la loro passione “al carcere animale”. Diamoci da fare, diamo voce ai milioni di prigionieri condannati all’ergastolo dalla FIMOV e dai suoi associati ! Andiamo a gridare in faccia a costoro quel che pensiamo del loro modo di amare gli animali !! Diciamogli che, se sono così convinti che i loro uccelli sono felici in gabbia, aprano pure le porticine !!! Portate fischietti, tamburi, cartelli … e tanta voce !! Il concorso canoro quest’anno subirà qualche stonatura? La manifestazione è promossa dalla LAC Nazionale (Lega Abolizione Caccia) e dal Movimento UNA (Uomo Natura Animali) di Firenze, SOS Animali Onlus e Veganlink Vegan In Movimento. Il presidio si svolgerà davanti all’entrata principale a partire dalle ore 7.00 fino alle 10.00 circa (l’orario anomalo della manifestazione è dovuto al fatto che gli uccellini cantano il mattino presto :-) . Per raggiungere Capannoli in auto: DALLA A12: uscire a Collesalvetti, prendere lo svincolo per la FI-PI-LI in direzione Firenze, uscire a Pontedera-Ponsacco seguire per Volterra. A quel punto si trovano le indicazioni per Capannoli. DALLA A1: uscire a SVINCOLO FIRENZE SIGNA, prendere la FI-PI-LI in direzione Pisa, uscire Pontedera EST, seguire indicazioni Peccioli e quindi Capannoli. A Capannoli non c’è la stazione ferroviaria!
Riferimenti: Approfondimenti: uccellagione e richiami vivi

Avvoltoi monaci reintrodotti in Francia, non lontano dall?Italia

24 Agosto 2004 Commenti chiusi


Alcuni Avvoltoi monaci sono stati reintrodotti sul massiccio delle Baronnies, nelle Prealpi meridionali francesi. Dal 1990 il sito è interessato anche dalla reintroduzione del Grifone, di cui attualmente sono presenti un centinaio di individui. Il massiccio delle Baronnies si erge ad est delle colline ondulate del Vercors e della Provenza, tra il Diois ed i contrafforti del Monte Ventoso. Sul massiccio i pascoli si alternano a gole vertiginose che culminano sulla falesia di Rocher du Caire, dalla sommità della quale si possono vedere gli avvoltoi in planata. Un po? più distante, lungo le gole dell?Aygues, si possono osservare i Camosci ed i Castori. Nella primavera del 2000 un immaturo di Avvoltoio monaco si era unito temporaneamente alla colonia dei Grifoni. Addirittura nel 2002 sei o sette Avvoltoi monaci hanno soggiornato nelle Alpi occidentali dal 4 giugno al 14 settembre. Infine nel settembre del 2003, un giovane con le remiganti decolorate è stato osservato nella colonia dei Grifoni. Il primo giovane Avvoltio monaco ad essere stato reintrodotto è ?Alpes?, nato nel giardino zoologico svizzero ?La Garenne? e collocato per primo con altri due sulle piattaforme di alimentazione il 27 luglio. Ha iniziato a volare l?8 agosto 2004 all?età di 106 giorni. Diviene esperto di volo giorno per giorno e ritorna regolarmente presso la sua piattaforma di alimentazione. Qualche volta interagisce in volo con Grifoni, Capovaccai o Corvi imperiali. Inoltre ha mostrato gli artigli ad un?Aquila reale! Il secondo è stato un avvoltoio dal nome sconosciuto nato nello zoo di Wüppertal, Germania. All?età di 112 giorni non ha ancora spiccato il volo. Il terzo, chiamato ?Laurita?, proviene dallo zoo di Anversa èd ha la stessa età dell?avvoltoio tedesco. Il quarto è invece nato nello zoo di Grünau in Austria dal quale provengono anche alcuni degli Ibis eremiti che stanno per sorvolare l?Italia; il suo nome è ?Pitri?, ha solo 99 giorni di vita, ed è stato collocato sulla piattaforma di alimentazione il 18 agosto. Il quinto, nato il 25 maggio nello zoo di Mulhouse in Francia, è stato collocato ieri sulla sua piattaforma.

Riferimenti: Visita il centro Avvoltoi di Remuzat sulle Baronnies

Spagna: 12 Cicogne bianche muoiono per impatto contro l’alta tensione

23 Agosto 2004 Commenti chiusi


14 Cicogne bianche si sono scontrate contro i fili dell’alta tensione a Fontcoberta, vicino a Girona (Catalogna, Spagna). Le Cicogne, delle quali 12 sono morte istantaneamente, facevano parte di un gruppo di 160 in migrazione, che provenivano dal centro Europa. Il fatto è stato denunciato dalla associazione ecologista Limnos, che aveva seguito il gruppo mentre la notte precedente aveva sostato nel centro abitato di Melianta vicino a Banyoles. Questo gruppo chiede a gran voce che i cavi dell’alta tensione siano sostituiti da strutture meno impattanti sull’avifauna. Carles Feo, della Limnos, si è chiesto: “Se solo lungo questo tragitto ne sono morte in così grande quantità, quante ne moriranno in giro per l’Europa in maniera analoga ?”. Le due Cicogne ferite sono state fatte pervenire al Centro di Recupero Avifauna di Torreferrussa.
Riferimenti: Leggi: pratiche per mitigare il rischio elettrocuzione

Emilia-Romagna: no alle pale eoliche macina-rapaci sul crinale appenninico

23 Agosto 2004 Commenti chiusi


L’Asoer, Associazione Ornitologi Emilia-Romagna, con una lettera alla Regione ha chiesto fermamente che sia impedita la realizzazione del progetto del Parco eolico Monte Canda, localizzato in località Sasso della Mantesca nei comuni di Monterenzio (Bologna) e Firenzuola (Firenze). Il progetto prevede la realizzazione di 19 generatori eolici, alti 55 metri e con diametro del rotore di 58 metri (per un’altezza complessiva di circa 80 metri), disposti in prossimità del crinale appenninico , in un’area di 2,8 per 2,2 km presso lo spartiacque degli alti corsi dei torrenti Idice e Sillaro. La realizzazione del suddetto progetto causerebbe gravi danni alla avifauna, in quanto quel valico appenninico è interessato dal passaggio di notevoli contingenti di avifauna migratoria. Inoltre, nell’area sono regolarmente presenti in periodo riproduttivo 14 specie ornitiche di particolare interesse, perché rare, protette o in pericolo (di cui 8 di interesse comunitario), che frequentano prati pascoli o arbusteti e che risentirebbero negativamente della realizzazione dell’impianto a causa sia della diminuzione degli habitat idonei sia, soprattutto, della morte per collisione con le pale dei generatori; invece nell’elenco riportato dal SIA, non è stato considerato il Lanario, presente con una coppia nidificante in una vicina parete rocciosa (a circa 1000 metri dall’impianto progettato) nel territorio provinciale di Bologna; tale specie è tra le più minacciate in Italia e in Europa, è stata oggetto di un apposito Piano di Azione da parte dell’Unione Europea. Infine, tra le specie ornitiche di interesse comunitario quelle particolarmente sensibili e soggette ad impatto rilevante ed irreversibile da parte dei generatori a causa dell’elevato rischio di collisione con le pale, sono: Aquila reale, Biancone, Pellegrino, Lanario, Falco pecchiaiolo, Falco di palude, Albanella minore, Albanella reale, Gheppio, Poiana, Lodolaio, Falco cuculo. Sugli impianti eolici è oramai acquisita la strategia dei proponitori: si tratta di impianti di energia “pulita” che non presentano grossi rischi ambientali. In realtà una vicenda accaduta in Navarra, Spagna, ci dovrebbe far riflettere. Un dossier che doveva rimanere segreto, è invece stato reso noto ed ha scatenato le reazioni degli ambientalisti. Il dossier “Lekuona” è basato su un monitoraggio annuale, realizzato censendo gli animali rinvenuti morti alla base di 368 turbine eoliche in Navarra. Sono stati trovati morti: 409 Grifoni (vedi foto), 24 altri rapaci fra cui Aquila reale e Aquila minore, 650 Pipistrelli e 6.450 piccoli uccelli. Tali cifre sono solo rappresentative, ed andrebbero moltiplicate per tre solo in Navarra, in quanto gli impianti attualmente sono circa 1.000. Sulla base di questi dati, le proiezioni degli ambientalisti parlano di 500.000 animali morti all’anno in tutta la Spagna, fra cui specie molo rare ed in pericolo di estinzione. Il dossier Lekuona, per la gravità dei dati riportati, fu in origine secretato dal governo della Navarra e reso “indisponibile per il pubblico”.

Riferimenti: Leggi gli approfondimenti sul "Dossier Lekuona"

Il ritorno dell?Ibis eremita in Italia: verso il Delta del Po e poi in Toscana

22 Agosto 2004 Commenti chiusi


Con la partenza da Scharnstein, località ad est di Salisburgo in Austria, dei due gruppi (cinque nati nella Konrad Lorenz Research Station di Grünau più quelli, una decina, che erano stati portati l?8 giugno sul posto per abituarli alla presenza degli ultraleggeri che dovranno seguire fino al loro arrivo nella località toscana dove trascorreranno l’inverno) il 17 agosto è cominciata la seconda epopea degli Ibis eremiti destinati a creare una popolazione migratrice tra l?Austria e l?Italia centrale. Le prossime tappe saranno Trieben in Stiria e Mayerhofen. Quindi a Rosegg in Carinzia il gruppo dei 15 nati quest?anno incontreà i 21 Ibis nati negli anni 2002 e 2003 e che erano già stati in Italia l?anno scorso. La voliera di Rosegg era stata aperta a metà maggio in modo che gli uccelli cominciassero ad abituarsi a volare liberamente. Quindi via Notsch il gruppone entrerà in Italia per fare tappa ad Osoppo. Poi proseguirà per San Donà di Piave, Lido di Jesolo, Venezia, Delta del Po, Faenza per attraversare infine l?Appennino ed entrare in Toscana, loro destinazione. Un lungo viaggio di circa 1.000 km, studiato nei dettagli, con 11 tappe di 90 km al giorno, a 50 km orari in media. Gli ibis eremiti arriveranno in settembre presso la laguna di Orbetello, dove trascorreranno l’inverno. L’ibis eremita è estinto nell’Europa centrale e meridionale, dove era comune fino alla meta del XVI secolo. Recentissimi ritrovamenti ne attestano la probabile presenza fino al XVIII o forse XIX secolo, ad esempio in Slovenia, dove questi uccelli sono ricordati col nome locale di “Klavzar”. Altrove la specie e praticamente ridotta al lumicino: ne rimangono solo alcune colonie riproduttive in Marocco, ormai relegate lungo la costa, per un totale forse inferiore ai 200 individui. Di una piccolissima colonia di tre sole coppie in Siria, scoperta di recente, si sa ben poco, ma si sospetta che si sia originata da soggetti rilasciati nella vicina Turchia. Qui, nella cittadina di Birecik, l’ultima colonia selvatica, che all’inizio del XX secolo contava migliaia di soggetti, si e estinta nel 1989 probabilmente a seguito del vasto impiego di pesticidi nelle campagne adiacenti. Oggi l’ibis eremita sopravvive bene solo all’interno dei giardini zoologici, che ne ospitano complessivamente circa 2.000 esemplari, poiché la specie si riproduce con facilita.

Riferimenti: Segui le tappe del viaggio degli Ibis verso l?Italia